Articolo apparso sull’edizione albinese di Paese Mio di settembre 2011 con il racconto della splendida esperienza di una donazione di midollo osseo
Primi grandi risultati per l’associazione Federica Albergoni
L’esperienza di due persone molto speciali. Alice, una ragazza che nel mese di luglio ha donato il midollo osseo per salvare una vita e Maria, mamma di Federica che ha assistito alla donazione
Sono Alice, una ragazza di venticinque anni come tante, con gli stessi sogni, le stesse speranze e fantasie di tante altre mie coetanee. Sono mamma di un bambino bellissimo di quasi cinque. L’anno scorso in centro a Bergamo ho notato lo stand dell’Associazione Federica Albergoni ed ADMO e, casualmente, forse più per curiosità che altro, mi sono fermata per vedere di cosa si trattava e dopo un attimo di perplessità, mi sono iscritta per la tipizzazione. Sapendo che avevo una possibilità su 100.000 di essere chiamata come donatrice, a distanza di nove mesi quando mi hanno contattata, sono rimasta sorpresa pensando che un’altra ragazza o ragazzo, bambino o adulto potesse essere compatibile con me e che io potevo in qualche modo aiutarlo a stare meglio o addirittura a superare una malattia che fa paura a tutti: la leucemia. Dopo il prelievo per la tipizzazione venivo inserita nella banca dati internazionale del midollo osseo come eventuale donatrice. Nel mese di luglio sono stata contattata dal centro trasfusionale dell’Ospedale Riuniti di Bergamo e in quell’istante ho provato sia un senso di angoscia, perché non sapevo cosa avrei dovuto fare, che un senso di soddisfazione di poter aiutare un’altra persona. Sono stati complessivamente cinque giorni sofferti quelli antecedenti la donazione, non psicologicamente ma fisicamente, perché in quei giorni i dolori nelle ossa causati dalla cura per l’aumento dei globuli bianchi spesso non si calmavano neanche con gli antidolorifici ma, sapendo a cosa serviva quella piccola sofferenza e, che nel giro di poco tempo me ne sarei dimenticata, ho affrontato il tutto con serenità e con fiducia nel personale del reparto di ematologia che mi ha seguito e supportato in tutte le fasi della preparazione.
Il 26 luglio 2011, ho finalmente donato le mie cellule staminali ematopoietiche dopo una notte passata in bianco, sia per i dolori che soprattutto per l’agitazione provata pensando alle emozioni di chi avrebbe ricevuto il mio midollo osseo.
Ora, a distanza di un mese, non sapendo a chi ho donato e se il trapianto è funzionato ed è servito, mi rendo conto che la decisione che avevo preso quel giorno mi ha cambiato rispetto agli altri e penso che tutti dovrebbero, in un modo o nell’altro, essere più disponibili e generosi verso chi può avere bisogno. Non è stata proprio una passeggiata, ma lo rifarei con la stessa incoscienza iniziale ma anche con la consapevolezza di poter ridonare la vita a chi ormai aveva perso le speranze.
“Esiste una persona, da qualche parte del mondo, a cui siamo legati a più che ogni altra cosa. Qualcuna a cui possiamo restituire la vita con un semplice gesto.”
Alice
Il 26 luglio ho avuto la fortuna di assistere ad una donazione di midollo osseo presso gli Ospedali Riuniti di Bergamo. La persona che ha donato fa parte della nostra “Assocazione Federica Albergoni”, il che per me era molto emozionante. Ho voluto assistere con grande gioia a questa donazione. L’entusiasmo era tanto, infatti, ho fatto fatica ad assistere la donatrice, sono dovuta uscire per ben tre volte dalla camera. Sarà stato l’impatto con il forte ricordo di Federica, il pensiero che, forse, anche lei sarebbe potuta essere dalla parte opposta ad aspettare il trapianto, con un midollo donato da una persona qualsiasi, come questa ragazza, che le avrebbe permesso di guarire. Ho avuto per un istante la visione di lei nel letto accanto alla donatrice; ma questo non è stato possibile nella realtà. Comunque sia l’emozione è stata forte e spero che molti ragazzi e ragazze giovani possano fare questa esperienza da donatori. Voglio soprattutto ringraziare Alice per avermi dato l’opportunità di tutto questo. Non lo dimenticherò mai! All’Associazione e a tutti voi dico grazie di cuore.
Maria